Dall’archivio del Comune di Piacenza:

Verdi fu un facoltoso possidente terriero, titolare di un complesso di possedimenti agrari che rappresentano il coronamento di un percorso di legittimazione sociale che lo portò ad acquisire lo status di grande proprietario terriero. Ma la terra, per il Maestro di Roncole, non fu tanto e solo simbolo di status sociale, quanto fonte di investimento e di ricchezza.

Nell’aprile 1844, grazie ai proventi dell’Ernani, Giuseppe Verdi acquistò la possessione Pulgaro a Roncole.

Dopo qualche anno, permutò il podere con la tenuta di Sant’Agata, la quale, a partire dalla primavera 1851, divenne, nei mesi primaverili ed estivi, dimora abituale del maestro e della moglie Giuseppina Strapponi. Gli acquisti di Pulgaro e di Sant’Agata costituirono la prima tappa di un percorso di ascesa sociale e patrimoniale che portarono Verdi a divenire un grande proprietario terriero, titolare di una miriade di piccoli e grandi poderi estesi su oltre 700 ettari, siti nei comuni di Villanova, Fiorenzuola, Cortemaggiore, Besenzone, Busseto e Gerre del Sole nel Cremonese.

Diverrà un proprietario attento e scrupoloso. L’ascesa patrimoniale di Verdi e l’organizzazione agronomica delle sue possessioni ben si inquadrano nel contesto dello sviluppo dell’agricoltura piacentina tra Otto e Novecento.

Negli anni ottanta dell’Ottocento nelle terre di pianura iniziò ad avviarsi, grazie allo spirito di intraprendenza della moderna borghesia terriera, un processo di specializzazione agraria, segnata dallo sviluppo dell’allevamento bovino, dal miglioramento delle rese granarie, dall’introduzione di nuove attrezzature e da un’efficace integrazione tra agricoltura, industria e propaganda agraria.

Anche nelle terre verdiane cambierà rapidamente il paesaggio antropologico ed economico: saranno le nuove stalle e i caselli/caseifici a segnare anche visivamente il passaggio ad una nuova agricoltura.

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