Giuseppe Verdi era un amante dei cani.
Black, Yvette e Moschino: erano i nomi dei cani da caccia del Maestro.
Nel 1865 Verdi scrisse addirittura una lettera al cane dell’editore Arrivabene, Ron Ron, mettendosi nei panni del suo cane Black che descriveva così la sua vita con Verdi: “Il mio maggiordomo, segretario factotum, quello dei rampini [come Verdi chiamava le note], non mi fa mancare nulla, gli amaretti continuano a piovermi in bocca, i grossi ossi sono per me, la zuppa pronta al mio risvegliarmi, tutta la casa a mia disposizione, ed ora che il caldo è soffocante, io cambio appartamento e letto ad ogni momento e guai a chi mi tocca”.
E poi c’era il cane della moglie Peppina, un maltese di nome Loulou, per cui pare che il Maestro nutrisse un affetto smisurato. Verdi trascorreva parte dell’anno in campagna, nella villa di Sant’Agata, in compagnia della Peppina e di Loulou. Era solito camminare col cane sotto il suo mantello, in modo che rimanesse fuori solamente il naso per respirare. A Loulou fece addirittura fare un ritratto, che è tuttora conservato nella villa, e, alla sua morte, fece erigere nel giardino un piccolo monumento con l’iscrizione: “Alla memoria di uno dei miei più fidi amici”.

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Storie
INDIRIZZO
29010 Villa Verdi a S. Agata
Italia