Il pomeriggio del 20 gennaio 1901 Giuseppe Verdi giocò una partita a scopa con l’amico librettista Arrigo Boito, l’avvocato Campanari e l’amica soprano Teresa Stolz.
Poi fece una breve passeggiata a piedi e cenò come d’abitudine al Grand Hotel et De Milan. Nella lista, su cui erano riportate le sue iniziali, comparivano piatti raffinati, preparati esclusivamente per lui: potage di legumi con crostini, trota alla griglia, lombo di bue alla giardiniera, piatto di selvaggina, asparagi, tacchinotto allo spiedo, gelato al lampone, pasticceria, dessert.
Andò a dormire presto perché aveva un impegno di lavoro nelle prime ore del mattino.
Il giorno dopo, mentre si stava vestendo, venne colto da un’improvvisa paralisi celebrale che, da quel momento, gli impedì di muoversi e di parlare.
Verdi lottò con tutte le sue forze per tentare di sopravvivere, ma, secondo i medici, ogni speranza era ormai perduta.
La notizia fece rapidamente il giro della città, i giornali uscirono con edizioni straordinarie e i milanesi chiesero all’hotel di esporre all’ingresso i bollettini medici per essere costantemente informati sulle condizioni di salute del Maestro.
Il destino di Verdi, purtroppo, era ormai segnato. Alle 2:50 del 27 gennaio morì all’età di 88 anni nella stanza n. 105 del Grand Hotel et De Milan.

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