Giuseppe Verdi amava la buona tavola.
Anche quando divenne famoso in tutto il mondo, rimase sempre un contadino della Bassa, come amava definirsi. L’anima contadina del Maestro si rifletteva nelle sue scelte a tavola. Era un buongustaio, ma non goloso, ed era di gusti semplici.
Amava la cucina ed i prodotti della sua terra natia al punto da portarli con sé nei suoi viaggi. Quando nel 1861 partì per San Pietroburgo per la prima de “La Forza del Destino”, si fece spedire riso, maccheroni, formaggio e salumi, cento bottiglie piccole di Bordeaux per i pasti, venti bottiglie di Bordeaux superiore e venti bottiglie di Champagne. Purtroppo il Bordeaux e lo Champagne non ressero al gelo e arrivarono a destinazione completamente rovinati.
Nella villa di Sant’Agata lui e la Peppina invitavano spesso gli amici per gustare le ricette genuine della cucina emiliana. Preferiva, infatti, piatti semplici e tradizionali a quelli elaborati e ricercati serviti nei famosi ristoranti che doveva frequentare per lavoro.
In casa di Giuseppe e Giuseppina Verdi non mancavano mai: l’olio delle colline toscane, preferito a quello della Liguria dove i coniugi trascorrevano l’inverno, il Chianti, che si facevano spedire in fiaschetti dall’albergatore di Montecatini di cui furono ospiti per vent’anni durante le loro vacanze termali, la pasta napoletana, in particolare i maccheroni, che procurava loro l’amico Cesare De Sanctis. Da bravo emiliano, Verdi apprezzava gli insaccati, la sua preferita era la spalla cotta di San Secondo, ma non disdegnava anche il culatello.
Il cibo e la tavola apparecchiata compaiono spesso nelle opere del Maestro. Basta pensare al famoso brindisi “libiamo nei lieti calici” alla fine del primo atto de “La Traviata”, al Salone delle Feste del Duca di Mantova con cui si apre il “Rigoletto” e alla zuppiera di riso fumante nella scena della locanda della Sierra Morena in “La Forza del Destino”.

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29010 Villa Verdi a S. Agata
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